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Che cos’è un’azienda e come si classifica

Che cos’è un’azienda? Nel linguaggio comune la parola indica spesso un’attività commerciale o una società, ma in economia ha un significato più ampio. Un’azienda è un’organizzazione di persone e risorse coordinata per svolgere attività economiche e soddisfare bisogni, producendo beni o offrendo servizi. Può vendere prodotti, fornire prestazioni, gestire servizi pubblici o utilizzare risorse per finalità non orientate al profitto. Per questo una fabbrica, uno studio professionale, un negozio e un ente che eroga servizi possono essere considerati aziende, anche se operano con regole e obiettivi diversi.

Per capire come si classifica un’azienda è utile distinguere tre concetti spesso confusi: azienda, impresa e società. L’azienda è l’organizzazione di risorse e attività; l’impresa è l’attività economica organizzata svolta in modo professionale; la società è una forma giuridica attraverso cui più persone, oppure in alcuni casi un unico socio, esercitano un’attività comune. Le classificazioni dipendono poi da diversi criteri: che cosa produce o offre l’organizzazione, chi ne è titolare, quale scopo persegue e quali dimensioni raggiunge. Queste categorie aiutano a leggere la struttura dell’economia e a capire, per esempio, perché un Comune, un artigiano e una grande società industriale non possano essere descritti allo stesso modo.

Azienda, impresa e società: le differenze

I tre termini sono collegati, ma non sono sinonimi. L’azienda è il complesso organizzato di persone, beni e competenze impiegato per svolgere un’attività economica. Nell’ordinamento italiano, il Codice civile definisce l’azienda come il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. L’articolo 2555 del Codice civile offre quindi un riferimento giuridico preciso, mentre l’impresa identifica l’attività esercitata.

La società, invece, è una specifica forma di organizzazione giuridica. Due persone che avviano insieme un’attività possono costituire una società; una persona che lavora in proprio può esercitare un’impresa individuale senza creare una società. In entrambi i casi possono esserci beni, strumenti, lavoratori e procedure che compongono l’azienda. La distinzione è utile anche per orientarsi prima di avviare un’attività, valutando responsabilità, costi e adempimenti.

Le classificazioni in base all’attività e allo scopo

Un primo criterio riguarda l’oggetto dell’attività. Le aziende di produzione trasformano risorse in beni o servizi destinati al mercato: un laboratorio che realizza mobili e un’impresa che sviluppa software sono due esempi. Le aziende di erogazione, invece, impiegano risorse per soddisfare direttamente i bisogni di una comunità o dei propri membri, senza avere necessariamente la vendita sul mercato come finalità principale. Rientrano in questa categoria, con caratteristiche diverse, enti pubblici e organizzazioni che offrono servizi sociali o assistenziali.

La distinzione non coincide sempre con quella tra pubblico e privato. Un’azienda pubblica può produrre o vendere servizi, mentre un’organizzazione privata può erogare prestazioni senza perseguire la distribuzione di utili. Anche lo scopo va quindi considerato separatamente: alcune aziende operano per conseguire un profitto, altre hanno finalità mutualistiche o sociali e reinvestono le risorse per sostenere i propri obiettivi.

Aziende pubbliche e private, imprese individuali e società

Il soggetto giuridico permette di distinguere le aziende in base a chi assume diritti e obblighi. Le aziende pubbliche fanno capo a enti pubblici, come lo Stato, le Regioni o i Comuni, e svolgono funzioni o servizi d’interesse collettivo. Un’azienda privata è invece riferibile a persone, famiglie, imprese o organizzazioni private. La proprietà, tuttavia, non basta da sola a descrivere l’attività: contano anche le regole applicabili, le fonti di finanziamento e il servizio offerto.

Nell’impresa individuale il titolare è una persona fisica che esercita l’attività a proprio nome. È una forma frequente per negozi, attività artigiane e professioni organizzate. Nelle società, invece, l’attività è svolta secondo una struttura societaria, con regole che variano in base alla forma scelta. Le società di persone e quelle di capitali, per esempio, differiscono per organizzazione e regime di responsabilità dei soci. Prima della scelta è opportuno considerare il tipo di attività, il numero dei partecipanti e i rischi economici, oltre agli aspetti fiscali e amministrativi.

Microimprese, PMI e grandi imprese

Le aziende si classificano anche in base alla dimensione, usando parametri come numero di addetti e grandezze economiche. Nell’Unione europea la definizione di PMI considera il personale occupato e, insieme, il fatturato annuo oppure il totale di bilancio: le microimprese hanno meno di 10 addetti; le piccole imprese meno di 50; le medie meno di 250, nel rispetto anche delle soglie economiche previste. La raccomandazione 2003/361/CE della Commissione europea stabilisce i criteri di riferimento.

Una piccola panetteria con pochi dipendenti può rientrare tra le microimprese, mentre un produttore con più sedi e un organico consistente può essere una media o grande impresa. La dimensione non descrive da sola solidità, innovazione o redditività: serve soprattutto a confrontare organizzazioni con caratteristiche diverse e può avere rilievo per l’accesso a misure di sostegno. Per le PMI italiane, le sfide legate alla crescita e all’innovazione comprendono anche investimenti, competenze e organizzazione.

Perché le classificazioni sono utili

Classificare un’azienda aiuta a comprenderne il funzionamento e a individuare le norme, gli obblighi e le opportunità potenzialmente applicabili. Un’impresa individuale e una società di capitali possono avere responsabilità e adempimenti differenti; un ente pubblico risponde a finalità diverse da quelle di un’impresa privata; una microimpresa può accedere a misure pensate per le PMI se rispetta i requisiti previsti. Per verificare la definizione europea di PMI è possibile consultare anche la pagina della Commissione europea dedicata alla definizione di PMI.

Le categorie, inoltre, possono sovrapporsi: una società privata può essere una microimpresa di produzione, mentre un ente pubblico può gestire un’azienda di erogazione. Per descrivere correttamente un’organizzazione è quindi preferibile indicare più criteri insieme, senza ridurre tutto alla forma societaria o al numero di dipendenti.

Domande frequenti

Qual è la differenza tra azienda e impresa?

L’azienda è l’insieme organizzato di beni e risorse impiegato nell’attività. L’impresa è l’attività economica organizzata e svolta professionalmente. Nel linguaggio quotidiano i termini sono spesso usati come sinonimi, ma hanno significati distinti.

Un’azienda deve avere come obiettivo il profitto?

No. Molte aziende perseguono un profitto, ma altre hanno finalità pubbliche, mutualistiche o sociali. Il criterio decisivo è la presenza di un’organizzazione di risorse e attività, non la distribuzione degli utili.

Come si distingue una PMI da una grande impresa?

La classificazione europea considera il numero di addetti e soglie economiche relative a fatturato o totale di bilancio. Per attribuire correttamente la categoria occorre verificare tutti i requisiti applicabili, inclusi gli eventuali legami con altre imprese.

Gianluca
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